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L’autorità dello Stato è pari alla porzione di libertà individuale che ognuno gli delega con la rinunzia, per vivere in pace, a esercitare i corrispondenti diritti collegati a tale libertà

Si vis pacem americanam, para culum

E così la trappola del vecchio caimano Biden (in parlamento dal 1977) è scattata alla fine: ha fatto fare il lavoro sporco ai peggiori fascio-sionisti, ha foraggiato di armi il disperato Netanyahu perché con i suoi alleati impresentabili svolgesse un ruolo che ha fatto impallidire Hitler per il grado di massacri intollerabili per chi è dotato ancora di un briciolo di umanità (e che per i Ben-Gvir e Smotrich era solo l’aperitivo della Eretz Israel ispirata da Jahvè – una divinità sepolta nell’Antico testamento più di 2000 anni fa), gli ha persino suggerito di non fare gli stessi errori/orrori perpetrati da loro in Somalia, Iraq, Afghanistan… Vietnam, dove il premier israeliano vorrebbe trascinare gli yankee, giustapponendo come paletto l’annientamento di Hamas (militarmente non riuscito all’Idf, come avvenne per i Vietcong da parte del regime di Van Thieu), ma difficilmente gli americani schiereranno truppe in Palestina per dare la caccia a miliziani di Hamas (organizzazione confessionale inventata dai servizi israelo-americani in funzione antiresistenza laica). Un paletto facilmente aggirabile con un po’ di restyling di Hamas.

E poi – il giorno dopo il riconoscimento della guilty di Trump – l’amministrazione americana ha proposto un piano di pace che non aggiunge nulla a quelle che erano le rivendicazioni dei contendenti, ma con l’aggiunta perentoria che «è il momento che questa guerra finisca». E sauditi e egiziani si sono subito allineati, mentre se Netanyahu non si è messo di traverso, significa che ha intravisto una via d’uscita, per se stesso.

Semplicemente Biden poteva imporlo 7 mesi e decine di migliaia di morti fa. Se non lo ha fatto è per dimostrare cosa può ancora scatenare in Mena la sua longa manus di ferro incarnata da Tsahal; e poi gli serve un successo per le elezioni.

Ha dunque avanzato una proposta irrinunciabile da nessuna delle marionette che hanno ucciso circa 50.000 arabi civili e qualche migliaio di ebrei altrettanto civili: se l’accettano tutti gli esausti e intrappolati nel cul de sac in cui si sono infilati da soli (con l’aiuto sornione degli Usa), Biden si erge a risolutore (e se lo rivende in campagna elettorale), se invece qualcuno non accetta la“pax americana”, sarà isolato e sparirà politicamente prima di novembre, quando l’attuale cinica presidenza chiederà un nuovo mandato da spendere contro la Cina, dopo aver lasciato le sbrindellate vestigia dell’Europa a sbrogliarsela con una sospettosa Russia, poco incline ad accettare ordigni pericolosi ai suoi confini e ben decisa ad allontanare la minaccia di qualche centinaio di chilometri.

Visto che ogni mossa americana ha fatto in modo che la colpa ricadesse sui sionisti – salvo porre sempre il veto laddove potesse esserci la possibilità di fermarli attraverso gli organismi internazionali (e non americani) –: hanno persino creato un molo che non ha retto le prime mareggiate, hanno addirittura “insistito”(ufficialmente) perché non distruggessero accampamenti, ospedali, infrastrutture… raggiunta la massa critica di civili ammazzati, Washington ha cominciato a imporre la sua soluzione, che disinnescando le potenze intermedie, erge gli Usa ad arbitri unici, laddove le sue creature islamiche e sioniste si dovranno allineare – ovviamente ottenendo garanzie sulla propria incolumità personale –, lasciando il campo a qualche personalità meno ispirata dal sacro fuoco divino e capace di rappresentare la propria gente per avviare un negoziato paritario. L’unica carta palestinese potrà essere probabilmente Marwan Barghuti (che non è certo militante di Hamas), garanzia per tutti che i palestinesi non saranno milioni di schegge impazzite per il sistema (ma almeno garanzia per loro di rimanere vivi), se un quarto di secolo di detenzione non lo avranno fiaccato e se Tel Aviv saprà trovare almeno un De Klerk da contrapporre al Madiba palestinese – che è palesemente previsto nei tre punti americani, quello relativo a centinaia di prigionieri rilasciati in cambio dei famigerati ostaggi.

Chissà quale paese sarà disposto a dare rifugio a Netanyahu dopo il ritiro di Tsahal da Gaza (se davvero non è un punto successivo che verrà travolto da qualche evento successivo), sfidando la richiesta dell’Aja di processarlo per crimini di guerra? Forse c’è questa ciambella di salvataggio nei discorsi americani volti a disinnescare i Ben Gvir e Smotrich che tengono in scacco da 9 mesi il mondo mediorientale, senza nemmeno venire scalfiti dalla Corte dell’Aja. O forse, dopo avere distrutto ciò che si poteva distruggere a Gaza (e quindi farlo ricostruire ai paesi arabi traditori degli accordi di Abramo) si è scelto il Libano come terreno su cui proseguire la garanzia di impunità di un regime in guerra e quindi non rimovibile?

Ad ogni modo la proposta di Biden, se non sarà affossata, con fatica potrà essere utile alla campagna elettorale… novembre è molto vicino.