Mesopotamia

Mesopotamia

«Tra i due fiumi» all’origine della civiltà eurasiatica che han svolto funzioni di comunicazione, scambio di culture e merci: Tigri ed Eufrate. Con la loro portata capaci di evocare opulenza, rigogliosità, possibilità di sviluppo; da sempre oggetto di contesa, occupazione, colonialismo, ma anche di coesione, confederalismo, intercultura. Terra di mercati e vie di comunicazione tra Mediterraneo e Golfo Persico, chiusa tra l’Anatolia dei monti Taurus che la dividono dal Mar Nero e i monti Zagros del mondo persiano verso il Caspio e a sud il deserto del Nefoud da solcare, cercando il Mar Rosso. Tutte civiltà da cui farsi attraversare… ma lo Shatt al-Arab è ormai un acquitrino troppo attinto a monte.

Segnali di fumo dal Bosforo a Washington
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Nuovi armamenti e suk dell'usato sicuro©Leolintang
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Archiviare i rapporti di forza coloniali in questo periodo di nazionalismi esasperati può ricondurre a modelli vecchi di secoli, anziché soddisfare le richieste di emancipazione dei popoli repressi: l'impero ottomano e quello russo tentano di ricreare le antiche sfere di influenza.
Chabar, porto internazionale sul golfo
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Massima pressione americana e scenario multilaterale regionale È…
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«Gli arabi, i nostri vicini, ci hanno pugnalato alle spalle»,…
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Pozzi petroliferi di Tawke, Kurdistan iracheno occidentale
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Testimoni arrampicati ad assistere alla spartizione del mondo
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Questo era il mondo nella Qom dell’imam Musa al-Sadr,…
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Mentre il conflitto tra le forze politiche, economiche…
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Forze in campo e alleanze geopolitiche: combattenti o terroristi? Daesh…
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Totalitarismo, democrazia e federalismo  In…
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Alberto Negri
All'arabizzazione forzata del Rojava negli intenti di Erdoğan, attivo anche in Libia, si contrappongono le affermazioni di Bashar al Assad, che lo giudica un invasore, forse pensando che il padre Hafiz aveva già operato un'arabizzazione della regione ai danni dei curdi; la spartizione della Siria con la fine del decennio si è completata, mentre due fazioni simili si contendono il potere in quella che era la Libia, di nuovo internazionalizzando la guerra per procura, con precisi appoggi dagli uni o dagli altri. La presenza russa condiziona e indirizza i protagonisti di entrambi i campi libici, come già in Siria. L’accordo intercorso tra Erdoğan e Serraj per spartirsi il petrolio del Mediterraneo e le minime reazioni internazionali a questo abuso dimostrano la dipendenza di ogni nazione dalle risorse dei territori sottoposti a rivolgimenti geopoliticamente strategici, per cui ciascuno si mantiene libero di saltare sul giacimento del vincitore; solo la Grecia ha espulso l’ambasciatore turco, evidenziando la debolezza europea. Ma cosa si può immaginare in trasparenza dietro a questa situazione? in quale contesto dei due paesi si va a inserire? Questo bel cortocircuito che coinvolge l’intero scacchiere mediorientale vede sempre in controluce il profilo di Putin, che spedisce truppe (il famigerato contingente paramilitare Wagner) e smuove alleanze contrapposte. Allargando il campo ai molti motivi di scontro, alleanze e affinità religiose (piegate a fare da foglia di fico per gli interessi geopolitici): se da un lato ci sono i Fratelli Musulmani, che Erdoğan appoggia dovunque, dall’altro lato c’è l’Egitto di Al-Sisi che con un golpe ha cacciato proprio il governo islamista eletto che sostiene un governo di Bengasi ufficialmente laico, ma finanziato dai wahaabiti sauditi, quanto Tripoli si avvale delle milizie jihadiste di Misurata. Così l’area mesopotamica torna ad apparentarsi con quella libica: gli strumenti, le strategie, gli interessi e i meccanismi messi in atto sono riconducibili a una medesima regia globale?
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Pierre-Jean Luizard
Le primavere arabe (e l’occupazione americana dell’Iraq)…