Mediterraneo

Mediterraneo

Per Mar Mediterraneo si intende la superficie intercontinentale compresa tra il Canale di Suez (Mar Rosso) e Stretto di Gibilterra (Oceano Atlantico) di 2,51 milioni di chilometri quadrati e 46.000 chilometri di costa. In materia di delimitazioni di Zona economica esclusiva delle regioni che si affacciano sulle sue acque e sottostante piattaforma continentale c’è una sorta di incertezza e di ambiguità che legittima paradossalmente le pretese più spregiudicate. Anche perché ogni stato è libero di proclamare unilateralmente proprie zone di giurisdizione ma queste non sono opponibili dagli stati terzi che le contestino mentre la Convenzione del diritto del mare del 1982 (Unclos) non indica alcun metodo da applicare nello stabilire confini marittimi, limitandosi a prescrivere che il risultato raggiunto per accordo debba essere equitativo. Qui si gioca il destino economico delle nazioni che investono nello sfruttamento delle risorse e delle infrastrutture per il loro trasporto e di chi combatte guerre per procura nel Grande Gioco che si svolge sulle sue coste meridionali e sulle limitrofe zone africane e mediorientali.

Abbiamo prodotto alcune mappe della regione che esibiscono l’egemonia sul territorio:

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Hamas, il principe di Gaza

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n. 7 - Libano: dove tutto cambia perché nulla cambi

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il proliferare di milizie

La mezzaluna sciita si dissemina per raccogliere la svolta di Biden

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Attivismo turco nel mondo arabo: una partita energetica e strategica

Alberto Negri
All'arabizzazione forzata del Rojava negli intenti di Erdoğan, attivo anche in Libia, si contrappongono le affermazioni di Bashar al Assad, che lo giudica un invasore, forse pensando che il padre Hafiz aveva già operato un'arabizzazione della regione ai danni dei curdi; la spartizione della Siria con la fine del decennio si è completata, mentre due fazioni simili si contendono il potere in quella che era la Libia, di nuovo internazionalizzando la guerra per procura, con precisi appoggi dagli uni o dagli altri. La presenza russa condiziona e indirizza i protagonisti di entrambi i campi libici, come già in Siria. L’accordo intercorso tra Erdoğan e Serraj per spartirsi il petrolio del Mediterraneo e le minime reazioni internazionali a questo abuso dimostrano la dipendenza di ogni nazione dalle risorse dei territori sottoposti a rivolgimenti geopoliticamente strategici, per cui ciascuno si mantiene libero di saltare sul giacimento del vincitore; solo la Grecia ha espulso l’ambasciatore turco, evidenziando la debolezza europea. Ma cosa si può immaginare in trasparenza dietro a questa situazione? in quale contesto dei due paesi si va a inserire? Questo bel cortocircuito che coinvolge l’intero scacchiere mediorientale vede sempre in controluce il profilo di Putin, che spedisce truppe (il famigerato contingente paramilitare Wagner) e smuove alleanze contrapposte. Allargando il campo ai molti motivi di scontro, alleanze e affinità religiose (piegate a fare da foglia di fico per gli interessi geopolitici): se da un lato ci sono i Fratelli Musulmani, che Erdoğan appoggia dovunque, dall’altro lato c’è l’Egitto di Al-Sisi che con un golpe ha cacciato proprio il governo islamista eletto che sostiene un governo di Bengasi ufficialmente laico, ma finanziato dai wahaabiti sauditi, quanto Tripoli si avvale delle milizie jihadiste di Misurata. Così l’area mesopotamica torna ad apparentarsi con quella libica: gli strumenti, le strategie, gli interessi e i meccanismi messi in atto sono riconducibili a una medesima regia globale?