Risorse e giacimenti

In tutti i continenti le mani di uomini quasi sempre schiavi scavano in miniere di preziosi e metalli rari, elementi utili al progresso dei paesi più industrializzati che si contendono anche le acque ancora libere del pianeta. Spesso fonti di intrecci di interessi economici di nazioni che così applicano nuove forme di colonialismo, le risorse sono ormai la motivazione principale di molti conflitti globali.

Accordo di EscazúCepal

Società civile e popoli indigeni: protagonisti dell’accordo di Escazú

Susanna De Guio
L’America Latina e il Caribe compongono una delle regioni del…
©Novatek

Risorse e rotte artiche in tempo di guerra

Alessandra Colarizi
L'inviato speciale Ue per l'Artico, Michael Mann ha commentato…

La distribuzione delle armi ai patrioti

OGzero
Non è compito, né obiettivo di OGzero riportare notizie, anche…
Cambi della guardia in Africa

Cambi della guardia in Africa, e la Russia suona Wagner

Angelo Ferrari
In un quadro che vede il ritiro dell’“Impero francese”…
il Bitcoin divideFonte: Architectura viva

Bit & Coin: la geostrategia criptata

Claudio Canal
Una cosa è certa: il Bitcoin divide. Da una parte ci sono quelli,…

Le divergenze parallele nei piani sino/russi per l’Africa

Alessandra Colarizi
I rapporti tra le potenze globali s’improntano alla “differenziazione”…
Fine operazioni neocoloniali francesi in Sahel© Nato/Otan

Убирайся est le mot pour: “dégage!“

Angelo Ferrari
Rimuginando in quell’angolo estremo del lungo tavolo moscovita…
Che ci fa la Turchia in Ucraina?Seneline /Shutterstock

Che ci fa la Turchia in Ucraina?

Murat Cinar
Il presidente della repubblica di Turchia, Recep Tayyip Erdoğan,…
Barkhane in Mali 2015©Fred Marie

Un Sahel di spine per Macron. Mali e Françafrique

Angelo Ferrari
Il Sahel in generale e il Mali in particolare è un’espressione…
Esercitazioni congiunte Repubbliche ex sovietiche del Sud

Timori e prospettive russe ai suoi confini meridionali

Yurii Colombo
Per la Russia il Centrasia è il cortile di casa. Putin, durante…
gli spunti di analisi degli “stan“

Gli sguardi centrasiatici sul paese al centro dell’Asia centrale

Sabrina Moles
“Belt and Road Watcher” è la fonte originale che ha assemblato…
la soluzione al caos libicoMichael Wick

n. 11 - Cosa può fermare il caos libico?

Fabiana Triburgo
Questo saggio dedicato alle rotte nordafricane appartiene alla…
Afghanistan: l'instabile cortile di Pechino

Afghanistan: l’instabile cortile di Pechino in Asia Centrale

Sabrina Moles
Il ritiro americano dei Boots on the afghan Ground somiglia un…
popoli indigeni e sciopero nazionale

Popoli indigeni e sciopero nazionale

Tullio Togni
L’insurrezione in corso in una Colombia stremata da anni di…
destini dirottati

Destini dirottati: equilibri in bilico nella Federazione russa

Yurii Colombo
La vicenda del “dirottamento” del volo Ryanair sui cieli…
terre rare e guerreElena Diego

Terre rare e guerre abbondanti

Claudio Canal
Lo stato kachin è una regione settentrionale di Myanmar/Birmania.…
Il Sahel è in ebollizione

I francesi non se ne sono mai andati dal Sahel. Parte 1 - Il Ciad prima di Déby

Eric Salerno
Inauguriamo con questo intervento di Eric Salerno, e con il successivo…
L'immediato futuro del Ciad

I francesi non se ne sono mai andati dal Sahel. Parte 2 - Il Ciad dopo Déby

Angelo Ferrari
Proseguiamo dopo l'articolo di Eric Salerno con cui abbiamo inaugurato…
attacco cibernetico a Natanz

L’Iran guarda a Est

Marina Forti
Il più importante impianto nucleare iraniano è di nuovo al…
conflitti e instabilità

n. 4 - Senegal: Ousmane Sonko vs. Macky Sall. Esplode la rabbia

Fabiana Triburgo
Questo saggio fa parte di una raccolta di articoli che fornisce…
La perenne trasformazione della Terra

Materia della rete - rete della Materia

Claudio Canal
Geopolitica materialistica Preludio Intelligenza artificiale,…
Il Kivu: un non-luogo

Kivu, un non-luogo: l’habitat autosostenibile di traffici e milizie

Angelo Ferrari
«In un viaggio del 2003, ho incontrato un vecchio amico, Lino,…
riflettori sul CongoThe Road Provide

Non spegnete subito i riflettori sul Congo

Angelo Ferrari
Il 22 febbraio 2021 si accendono i riflettori sul Congo: nel…
L'assedio di Delhirawpixel

L'armata rurale assedia la Grande Delhi

Marina Forti
Chi avrebbe mai detto che una protesta di agricoltori avrebbe…
Periferie insorgenti

Spirali destabilizzanti avvolgono Cabo Delgado

Angelo Ferrari
L’opportunismo jihadista sfrutta la pandemia Il terrorismo…
Ribolle il Mar Rosso© Vlastas

Neom: The Red Sea Diving Resort

Eric Salerno
Immersione nella barriera arabo-israeliana in dissoluzione Tra…
Ambiente ed energia in Myanmar

Myanmar: fotovoltaico cinese e raffinerie indiane?

Sabrina Moles
Riportiamo sul nostro sito l'analisi di Sabrina Moles apparsa…
Dispute etniche e svolte liberiste in Corno d'Africa

Non di soli contrasti tribali vive lo scontro etiope...

Angelo Ferrari, OGzero
... anzi, il sottile velo delle dispute etniche non riesce a…
luna di miele turco-russaNenet

La Siberia tra il Dragone e il Sultano

Yurii Colombo
La luna di miele turco-russa è finita La linea di faglia apertasi…
Segnali di fumo dal Bosforo a Washington

Segnali di fumo dal Bosforo a Washington

Murat Cinar, OGzero
Annusate le possibilità di nuove concessioni con il cambio della…

Tuareg, i curdi dell’Africa?

Gianni Sartori
L'indipendenza e autodeterminazione dei popoli del Fezzan e della Nigeria passa attraverso la collaborazione tra tuareg e tebu, ma anche contro il neocolonialismo occidentale, soprattutto francese, che mira a controllare oro, uranio, petrolio, acqua e vuole imporre la sua presenza militare attraverso missioni Onu con il pretesto di combattere il jihadismo, con cui brevemente e riconoscendo l'errore il popolo azawad si era alleato nel 2013
Chabar, porto internazionale sul golfo

L’Iran da Astana all’Eurasia

Marina Forti
Massima pressione americana e scenario multilaterale regionale È…

L’attivismo di Erdoğan concepito al Cremlino

Murat Cinar
Le strategie parallele russo-turche per l'indipendenza ottomana dagli Usa porta alle intese di Astana per spartirsi energia e controllo sullo scacchiere mediterraneo

Lo Spirito del tempo che percorre il territorio del Sahel

Luca Raineri, OGzero
Nei due anni che vanno dal maggio 2018 al giugno 2020 nel territorio…

La contesa per l'acqua del Nilo

Angelo Ferrari, Raffaele Masto
Raffaele Masto, Angelo Ferrari, 2020 Per l’Etiopia…

Oil exploitation in Kurdistan

Kamal Chomani
The KRG oil policies eventually became curse for the people…
Pozzi petroliferi di Tawke, Kurdistan iracheno occidentale

Nazionalismo petrolifero e dubaizzazione

Kamal Chomani
Fino al 2005 il nazionalismo curdo traeva fonte d’ispirazione…

Attivismo turco nel mondo arabo: una partita energetica e strategica

Alberto Negri
All'arabizzazione forzata del Rojava negli intenti di Erdoğan, attivo anche in Libia, si contrappongono le affermazioni di Bashar al Assad, che lo giudica un invasore, forse pensando che il padre Hafiz aveva già operato un'arabizzazione della regione ai danni dei curdi; la spartizione della Siria con la fine del decennio si è completata, mentre due fazioni simili si contendono il potere in quella che era la Libia, di nuovo internazionalizzando la guerra per procura, con precisi appoggi dagli uni o dagli altri. La presenza russa condiziona e indirizza i protagonisti di entrambi i campi libici, come già in Siria. L’accordo intercorso tra Erdoğan e Serraj per spartirsi il petrolio del Mediterraneo e le minime reazioni internazionali a questo abuso dimostrano la dipendenza di ogni nazione dalle risorse dei territori sottoposti a rivolgimenti geopoliticamente strategici, per cui ciascuno si mantiene libero di saltare sul giacimento del vincitore; solo la Grecia ha espulso l’ambasciatore turco, evidenziando la debolezza europea. Ma cosa si può immaginare in trasparenza dietro a questa situazione? in quale contesto dei due paesi si va a inserire? Questo bel cortocircuito che coinvolge l’intero scacchiere mediorientale vede sempre in controluce il profilo di Putin, che spedisce truppe (il famigerato contingente paramilitare Wagner) e smuove alleanze contrapposte. Allargando il campo ai molti motivi di scontro, alleanze e affinità religiose (piegate a fare da foglia di fico per gli interessi geopolitici): se da un lato ci sono i Fratelli Musulmani, che Erdoğan appoggia dovunque, dall’altro lato c’è l’Egitto di Al-Sisi che con un golpe ha cacciato proprio il governo islamista eletto che sostiene un governo di Bengasi ufficialmente laico, ma finanziato dai wahaabiti sauditi, quanto Tripoli si avvale delle milizie jihadiste di Misurata. Così l’area mesopotamica torna ad apparentarsi con quella libica: gli strumenti, le strategie, gli interessi e i meccanismi messi in atto sono riconducibili a una medesima regia globale?