Governance

L’insieme delle regole, dei principi, delle modalità in cui il potere adotta le proprie strategie di controllo su un determinato territorio o popolazione.

Ribolle il Mar Rosso© Vlastas
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Eric Salerno
Immersione nella barriera arabo-israeliana in dissoluzione Tra…
Ambiente ed energia in Myanmar
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Sabrina Moles
Riportiamo sul nostro sito l'analisi di Sabrina Moles apparsa…
Devastante viaggio “diplomatico” di Pompeo in Israele
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Amedeo Rossi
Ormai sembra inevitabile che il riottoso Trump sia costretto…
Dispute etniche e svolte liberiste in Corno d'Africa
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Angelo Ferrari, OGzero
... anzi, il sottile velo delle dispute etniche non riesce a…
luna di miele turco-russaNenet
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Yurii Colombo
La luna di miele turco-russa è finita La linea di faglia apertasi…
Segnali di fumo dal Bosforo a Washington
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Murat Cinar, OGzero
Annusate le possibilità di nuove concessioni con il cambio della…
Nuovi armamenti e suk dell'usato sicuro©Leolintang
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Eric Salerno
A volte ritornano... le tangenti Lockheed Guerra e Pace. Pace…
Rivolta a BeirutLayal Jebran
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Lorenzo Forlani
Rappresentanze variabili solo all’università? Lo scorso 8…
I democratici Usa e Israele
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Amedeo Rossi
Mentre il mondo è in trepida attesa che il bizzarro sistema…
Il vecchio sogno sionista lambisce il SudanFahd Bahady
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Eric Salerno
Geopolitica. Termine attorno al quale prolificano think-tank…
Batteria di missili S-400 in Turchia© Yuri Tuchkov
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Gianni Sartori
Russia e Turchia sono potenze grandi o regionali? A voler trovare…
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Emanuele Giordana
Leggiamo questo aggiornamento di Emanuele Giordana sulla manifestazione…
Thailandia in Movimento
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Emanuele Giordana
Sfida all’ultima monarchia assoluta Il 14 ottobre è una giornata…
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Angelo Ferrari
Manca poco meno di un mese al primo turno delle presidenziali…
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Gianni Sartori
L'indipendenza e autodeterminazione dei popoli del Fezzan e della Nigeria passa attraverso la collaborazione tra tuareg e tebu, ma anche contro il neocolonialismo occidentale, soprattutto francese, che mira a controllare oro, uranio, petrolio, acqua e vuole imporre la sua presenza militare attraverso missioni Onu con il pretesto di combattere il jihadismo, con cui brevemente e riconoscendo l'errore il popolo azawad si era alleato nel 2013
normalistas de Ayotzinapa muertos en Igual
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Miguel Ángel Cabañas, OGzero
Sei anni dopo la strage dei normalistas di Ayotzinapa il governo messicano riconosce gli insabbiamenti e arresta 70 militari, considerandoli responsabili per i fatti avvenuti a Iguala il 26 settembre 2020. Miguel A. Cabañas ha incastonato in un suo lungo saggio quella collusione di apparati militari, magistratura, politici corrotti e cartelli della droga, riconducendola alla necropolitica che affonda le sue radici nel neoliberismo e nel saccheggio del territorio, delle risorse e della manodopera da parte delle multinazionali, ottenendo una società dispotica animata dall'horrorismo
Doha - Qatar: negoziati di pace intra-afgani, 12 settembre 2020
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Giuliano Battiston, OGzero
O non è piuttosto quella di Mike Pompeo, segretario di stato…
Mosaico di Madaba in Giordania
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Eric Salerno
Archiviare i rapporti di forza coloniali in questo periodo di nazionalismi esasperati può ricondurre a modelli vecchi di secoli, anziché soddisfare le richieste di emancipazione dei popoli repressi: l'impero ottomano e quello russo tentano di ricreare le antiche sfere di influenza.
Chabar, porto internazionale sul golfo
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Marina Forti
Massima pressione americana e scenario multilaterale regionale È…
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Marina Forti
I dispacci del ministero della sanità iraniano non lasciano…
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Emanuele Giordana
Anche il recente scontro tra Delhi e Pechino va ricondotto a…
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Alessandra Colarizi
Lattuga, cavolo cinese, bok choi e molto altro. Non siamo in…
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Andrea Spinelli Barrile
Il 9 maggio 2020 la Somalia è tornata con forza sulle prime…
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Murat Cinar
Le strategie parallele russo-turche per l'indipendenza ottomana dagli Usa porta alle intese di Astana per spartirsi energia e controllo sullo scacchiere mediterraneo
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Mattia Bernardo Bagnoli
Da zar a raiss. La tentazione di esagerare, quando si affronta…
©Marco Gualazzini
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Lorenzo Forlani
La guerra contro la diversità intraislamica: spettacolarizzazione…
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Luca Raineri, OGzero
Nei due anni che vanno dal maggio 2018 al giugno 2020 nel territorio…
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Alberto Negri
«Gli arabi, i nostri vicini, ci hanno pugnalato alle spalle»,…
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Elisa Giunchi
Segmentazione e unificazione tribale periodica nel contesto…
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Angelo Ferrari, Raffaele Masto
Boots on the ground La guerra fredda è un lontano ricordo.…
Pozzi petroliferi di Tawke, Kurdistan iracheno occidentale
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Kamal Chomani
Fino al 2005 il nazionalismo curdo traeva fonte d’ispirazione…
Testimoni arrampicati ad assistere alla spartizione del mondo
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Alberto Negri
Ma come avevano reagito gli sceicchi alauiti all’abbraccio…
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Murat Cinar, OGzero
La deportazione dalla Turchia dei rifugiati siriani curdi in…
Testimoni arrampicati ad assistere alla spartizione del mondo
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Giovanni Caputo
Forze in campo e alleanze geopolitiche: combattenti o terroristi? Daesh…
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Kamal Chomani
Totalitarismo, democrazia e federalismo  In…
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Alberto Negri
All'arabizzazione forzata del Rojava negli intenti di Erdoğan, attivo anche in Libia, si contrappongono le affermazioni di Bashar al Assad, che lo giudica un invasore, forse pensando che il padre Hafiz aveva già operato un'arabizzazione della regione ai danni dei curdi; la spartizione della Siria con la fine del decennio si è completata, mentre due fazioni simili si contendono il potere in quella che era la Libia, di nuovo internazionalizzando la guerra per procura, con precisi appoggi dagli uni o dagli altri. La presenza russa condiziona e indirizza i protagonisti di entrambi i campi libici, come già in Siria. L’accordo intercorso tra Erdoğan e Serraj per spartirsi il petrolio del Mediterraneo e le minime reazioni internazionali a questo abuso dimostrano la dipendenza di ogni nazione dalle risorse dei territori sottoposti a rivolgimenti geopoliticamente strategici, per cui ciascuno si mantiene libero di saltare sul giacimento del vincitore; solo la Grecia ha espulso l’ambasciatore turco, evidenziando la debolezza europea. Ma cosa si può immaginare in trasparenza dietro a questa situazione? in quale contesto dei due paesi si va a inserire? Questo bel cortocircuito che coinvolge l’intero scacchiere mediorientale vede sempre in controluce il profilo di Putin, che spedisce truppe (il famigerato contingente paramilitare Wagner) e smuove alleanze contrapposte. Allargando il campo ai molti motivi di scontro, alleanze e affinità religiose (piegate a fare da foglia di fico per gli interessi geopolitici): se da un lato ci sono i Fratelli Musulmani, che Erdoğan appoggia dovunque, dall’altro lato c’è l’Egitto di Al-Sisi che con un golpe ha cacciato proprio il governo islamista eletto che sostiene un governo di Bengasi ufficialmente laico, ma finanziato dai wahaabiti sauditi, quanto Tripoli si avvale delle milizie jihadiste di Misurata. Così l’area mesopotamica torna ad apparentarsi con quella libica: gli strumenti, le strategie, gli interessi e i meccanismi messi in atto sono riconducibili a una medesima regia globale?
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Pierre-Jean Luizard
Intervista di Lorenzo Avellino a Pierre-Jean Luizard La…
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Pierre-Jean Luizard
Le primavere arabe (e l’occupazione americana dell’Iraq)…