Erdoğan

Tenere fuori dal gioco Washington©Areg Balayan
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Yurii Colombo
Sembra che ci sia ancora qualche sparuto paese al mondo in cui…
America is back
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OGzero
«America is back» in Europe, but... Biden torna a proporre…
Private military and security company Sadat
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Murat Cinar
Prosegue la serie di interventi a cura di Murat Cinar sulle videorivelazioni…
Le videorivelazioni di Peker
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Murat Cinar
Inauguriamo la serie di interventi a cura di Murat Cinar sulle…
il clan al Assad
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Fabiana Triburgo
Nella serie di articoli dedicati alle rotte mediorientali della…
Gatte da pelare per BidenAlexandros Michailidis
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Murat Cinar
Joseph Robinette Biden Jr., meglio noto come Joe Biden, è il…
Amici e isolatiLeonid Andronov
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Murat Cinar
Il 26 novembre, nella capitale della Turchia, i due presidenti…
Gli armeni lasciano il Nagorno Karabach
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Yurii Colombo
Fantasie occidentali su Astana, droni reali su Stepanakert Tutta…
luna di miele turco-russaNenet
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Yurii Colombo
La luna di miele turco-russa è finita La linea di faglia apertasi…
Segnali di fumo dal Bosforo a Washington
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Murat Cinar, OGzero
Annusate le possibilità di nuove concessioni con il cambio della…
Batteria di missili S-400 in Turchia© Yuri Tuchkov
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Gianni Sartori
Russia e Turchia sono potenze grandi o regionali? A voler trovare…
Nagorno Karabach Artsakhi
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Gianni Sartori
... e considerazioni sull’esasperazione dei nazionalismi in…
Chabar, porto internazionale sul golfo
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Marina Forti
Massima pressione americana e scenario multilaterale regionale È…
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Andrea Spinelli Barrile
Il 9 maggio 2020 la Somalia è tornata con forza sulle prime…
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Murat Cinar
Le strategie parallele russo-turche per l'indipendenza ottomana dagli Usa porta alle intese di Astana per spartirsi energia e controllo sullo scacchiere mediterraneo
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Mattia Bernardo Bagnoli
Da zar a raiss. La tentazione di esagerare, quando si affronta…
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Alberto Negri
All'arabizzazione forzata del Rojava negli intenti di Erdoğan, attivo anche in Libia, si contrappongono le affermazioni di Bashar al Assad, che lo giudica un invasore, forse pensando che il padre Hafiz aveva già operato un'arabizzazione della regione ai danni dei curdi; la spartizione della Siria con la fine del decennio si è completata, mentre due fazioni simili si contendono il potere in quella che era la Libia, di nuovo internazionalizzando la guerra per procura, con precisi appoggi dagli uni o dagli altri. La presenza russa condiziona e indirizza i protagonisti di entrambi i campi libici, come già in Siria. L’accordo intercorso tra Erdoğan e Serraj per spartirsi il petrolio del Mediterraneo e le minime reazioni internazionali a questo abuso dimostrano la dipendenza di ogni nazione dalle risorse dei territori sottoposti a rivolgimenti geopoliticamente strategici, per cui ciascuno si mantiene libero di saltare sul giacimento del vincitore; solo la Grecia ha espulso l’ambasciatore turco, evidenziando la debolezza europea. Ma cosa si può immaginare in trasparenza dietro a questa situazione? in quale contesto dei due paesi si va a inserire? Questo bel cortocircuito che coinvolge l’intero scacchiere mediorientale vede sempre in controluce il profilo di Putin, che spedisce truppe (il famigerato contingente paramilitare Wagner) e smuove alleanze contrapposte. Allargando il campo ai molti motivi di scontro, alleanze e affinità religiose (piegate a fare da foglia di fico per gli interessi geopolitici): se da un lato ci sono i Fratelli Musulmani, che Erdoğan appoggia dovunque, dall’altro lato c’è l’Egitto di Al-Sisi che con un golpe ha cacciato proprio il governo islamista eletto che sostiene un governo di Bengasi ufficialmente laico, ma finanziato dai wahaabiti sauditi, quanto Tripoli si avvale delle milizie jihadiste di Misurata. Così l’area mesopotamica torna ad apparentarsi con quella libica: gli strumenti, le strategie, gli interessi e i meccanismi messi in atto sono riconducibili a una medesima regia globale?